
Il rifugio sul Monte Rosa, arrampicato sul ghiacciaio Gorner, all'ombra del Monte Cervino, presenta una struttura metallica, dalla forma di un cristallo che scintilla sotto i raggi della luce autunnale. Oltre allo spettacolare impatto visivo, ciò che rende futuristica questa stazione spaziale alpina è il nuovo ambiente hi-tech eco sostenibile, progettato per ottenere il 90% del suo fabbisogno energetico dal sole.
Lanciato nel 2003 con un progetto dello Club Alpino Svizzero per celebrare il 150º universitario del Federal Institute of Technology (ETH) di Zurigo il rifugio sul Monte Rosa fu poi inaugurato ufficialmente il 25 settembre dello stesso anno. Doveva sostituire il rifugio preesistente, costruito nel 1895, che necessitava di una ristrutturazione.
La struttura delle rifugio sul Monte Rosa
Il nuovo rifugio sul Monte Rosa è costruito su fondamenta in acciaio inossidabile, il suo aspetto esteriore a forma di poligono irregolare è coperto con un guscio di alluminio argentato e la spirale interna è realizzata completamente in legno. Secondo l'architetto Deplazes, "il concetto di design è una fusione di differenti elementi: un edificio compatto con un utilizzo intelligente dell'energia che si inserisce bene in questo scenario immenso e roccioso, ma non si camuffa, è come un'arancia cui sono stati rimossi degli spicchi".
Il sistema ad energia solare
L'utilizzo di energia solare e di acqua come fonti energetiche è venuto fuori da una necessità di utilizzare le risorse più vicine; il rifugio, che può ospitare fino a 120 scalatori, produce il 90% del suo fabbisogno energetico dal sole (16 kW) grazie ad un sistema fotovoltaico ultramoderno integrato nella facciata esposta a sud.
Il restante 10% è fornito da un sistema ad olio di colza che viene utilizzato nei momenti di maggiore richiesta energetica. L'energia in eccesso viene immagazzinata in batterie piombo-acido regolate tramite valvola, che garantiscono un flusso di corrente anche quando il cielo è coperto.
Il rifugio sul Monte Rosa riutilizza il ghiaccio sciolto
File di finestre permettono al sole di riscaldare l'aria all'interno dell'edificio a spirale e anche l'energia termica prodotta dai visitatori viene distribuita. Durante l'estate l'acqua che si scioglie dai ghiacciai viene recuperata ed immagazzinata in un grande serbatoio situato a 40 m sopra il rifugio. Un sistema di micro filtrazione dei batteri purifica l'acqua di scolo che sarà poi riutilizzata per lo scarico dei bagni, per cucinare e per i lavaggi.
Gestione dinamica dell'energia
Per raggiungere il più alto grado possibile di efficienza energetica, i progettisti del rifugio Monte Rosa hanno installato un sistema computerizzato per la gestione dell'energia, che viene monitorato da uno scienziato presso l'istituto federale a Zurigo.
Energia in eccesso
Come ha dichiarato l'architetto Deplazes, “quello che rende il rifugio sul Monte Rosa unico è il modo in cui i differenti sistemi di energia sono stati combinati e vengono controllati in modo ottimale e reagiscano perfettamente”. L'edificio ottiene la sua energia grazie proprio ad un eccesso di energia: si utilizza quello di cui si ha bisogno e si immagazzina il resto, non va disperso nulla.
Inoltre, il totale delle emissioni del Monte Rosa dovrebbero essere di circa un terzo rispetto a quelle di un normale rifugio, come quello collocato 80 m più in basso di fronte al ghiacciaio. Nel corso dei prossimi anni il rifugio Monte Rosa diventerà una stazione di ricerca per gli studenti dell’ETH che potranno così analizzare l'utilizzo efficiente dell'energia e le altre risorse da lontano.
Il rifugio è costato una cifra pari a circa 5 milioni di euro, finanziati per quasi un terzo dal Club Alpino Svizzero e per il resto dall’ETH, da benefattori e da sponsor.

bhè, più che spettacolare impatto visivo lo definirei uno spettacolare pugno nell’occhio…serà pure futuristica come struttura, ma ha deturpato un paesaggio di montagna e credo che almeno questi paesaggi dovrebbero rimanere incontaminati dall’eccessiva tecnologia futuristica.
I sistemi di fornitura energetica totalmente (o quasi) green sono quasi sempre realizzabili per piccole abitazioni o comunque realtà non industriali. Con un pò di impegno qualunque casa potrebbe diventare energeticamente autosufficiente. Non è questo il primo caso, anche se l’idea non è stata da poco, visto la collocazione abbastanza scomoda di questo rifugio (o quello che è)
Ciao,
io sono una accanita sostenitrice dell’ambiente (ad esempio niente alberghi, solo B&B a gestione famigliare, agriturismi biologici o tenda),ma ho visto anche altre immagini di questo rifugio e mi sembra davvero ben inserito nell’ambiente. Se poi ci aggiungi che ha emissioni zero. Non so sei mai stato al rifugio del Gran Sasso a Campo Imperatore. Magari fosse questo! Uno squallore edilizio in un ambiente fantastico ed incontaminato. L’autosufficienza energetica, se raggiunta, è davvero un gran traguardo e di questi tempi progetti del genere sono secondo me apprezzabili. Poi speriamo solo di non leggere notizie del tipo ‘Abbandonato rifugio del Monte Rosa, scoperto un mare di amianto’..ma non siamo in Italia, forse c’è qualche possibilità in più..