
Per anni la Cina e l’est del mondo sono stati esclusi dal mercato globale dell’auto. Erano le aziende dell’occidente a dominare la tecnologia e il design mentre le compagnie cinesi si occupavano della produzione.
Oggi, invece, le aziende cinesi stanno riducendo enormemente il divario tecnologico investendo su auto a energia alternativa, trasformando il loro progresso tecnico in successo commerciale sia per uso “domestico” sia per esportazione anche se si sa che un’azione che necessita di tempo.
BYD, il maggior costruttore di batterie cinese è un esempio di quanto repentino è il cambiamento che avanza. L’azienda produce batterie e accumulatori di energia utilizzate nelle auto ibride di Daimler e VolksWagen. L’azienda Coda punta già a vendere le sue auto nel mercato statunitense i prossimi anni.
SAIC, il produttore di auto più grande della Cina è prossimo a vendere la sua Rowe 750 ibrida, già tra qualche mese. Nel 2012 l’azienda lancerà la Rowe 550, un’auto ibrida, evoluzione di quella messa in vendita completamente realizzata dall’azienda.
Più auto verdi gireranno a breve per le strade. La produzione cinese dovrebbe arrivare a 500 mila unità entro il 2011. Anche l’India non rimane con le mani in mano e la REVA, sta puntando al mercato europeo con le sua auto piccole e economiche.
Cosa favorisce queste aziende a produrre auto verdi? In parte la spinta dei governi. Producendo auto elettriche le aziende cinesi possono riscattare il loro gap tecnologico e iniziare a fare profitti anche in mercati che storicamente non le appartengono perché dominati dalle grandi case automobilistiche. Lo scorso anno, grazie agli incentivi del governo, Byd ha potuto vendere molte auto a livello locale per abbattare le emissioni di anidride carbonica come stabilito dai trattati internazionali. Il nuovo modello di auto ha un costo in dollari pari a 24.800, cifra appetibile per il mercato.
Altri sono molto meno entusiasti, in quanto notano che le grandi aziende vedono ancora con diffidenza in termini di affidabilità la componentistica cinese, preferendo batterie e apparati coreani, giapponesi. Si tratta per la Cina di farsi carico della necessità di maggiori controlli produttivi e standard qualitativi molto più alti per poter competere. Nonostante questo ci sono anche da controllare i prezzi che poi così competitivi non sono. Le prossime auto della Byd avranno un costo attestato sui 40 mila dollari, molto di più rispetto ai 32.800 della Nissan Leaf e anche Ford sta penetrando in questo mercato con auto a buon prezzo o comunque competitivo.
Produrere auto elettriche non è facile, il rischio è di immettere nel mercato auto difettose o poco sicure che rovinerebbero il marchio fin dall’inizio decretando l’insuccesso futuro. Byd ad esempio sperimenta i suoi modelli utilizzandoli come taxi nelle città prima di produrli in larga scala.
I sussidi offerti dal governo cinese per incentivare la vendita delle auto è di 50,000 Rmb ($7,352), 60,000 Rmb (US$8,824) and 250,000 Rmb in base al modello e suo costo di mercato (US$36,765).
Nel frattempo aziende americane si stanno interessando a collaborazioni cinesi, sintomo che qualche evoluzione a breve ci sarà. (Da Greentechmedia)

“Si tratta per la Cina di farsi carico della necessità di maggiori controlli produttivi e standard qualitativi molto più alti per poter competere”. Questa frase ci ricorda che i cinesi (con tutto il rispetto) non sanno neanche dove stanno di casa i controlli sui prodotti e la qualità di quello che vendono. Ormai esportano di tutto ma il mercato dell’automobile (e di tutto quello che ha a che fare con la parola “sicurezza”), lasciatelo fare a chi se ne intende. Personalmente non comprerò mai una automobile cinese.
W il made in Italy!
Molti automobili con prezzi promettenti furono annunciate in Italia da diverse nazioni, quale ad esempio la Dacia russa che ormai è sotto il dominio del colosso Renault, o quella indiana la Maruti distribuita dalla Suzuki, ma appena arrivate in Italia, il prezzo si allineava a quelle italiane con qualità e robustezza minore, l’esempio più lontano nei miei ricordi è l’ARNA, ovvero un progetto italo-giapponese dell’Alfa Romeo con la Nissan, fu un vero e proprio insuccesso poichè non era un’alfa, nè un economica giapponese, ma costava meno delle allora mitiche Alfa Romeo. Parlando sempre di auto, anni fa recandomi a Milano, ho potuto vedere provando un senso di tristezza, la ormai defunta fabbrica dell’Azienda Lombarda che ha sfornato prima dell’acquisto da parte della Fiat, veri e propri gioielli di meccanica e carozzeria che ci invidiava il mondo, ancora oggi esistono sparsi in tutto il mondo persone che rimettono in sesto vecchie Alfa come antichi gioielli.
Delle auto cinesi non mi fiderei troppo, ricordo a tal proposito, le plastiche della Maruti che si sbriciolavano al sole dopo appena 2 anni dall’uscita dalla concessionaria.